Come sono entrata nell’Islam …
Ho lasciato la mia città natale in
gennaio 1998. Volevo studiare l’Inglese a Londra per poi trovare lavoro una
volta tornata a casa. L’idea era di diventare una guida turistica a Roma o in
giro per l’Italia. La lingua di cui avevo più bisogno era l’Inglese. Così
lasciai l’Italia. Avevo solo diciotto anni e non conoscevo nessuno a Londra, ma
era un’avventura …
Una volta
arrivata a Londra, iniziai a cercare un posto dove stare … sì, lo so, è da
pazzi! Ma davvero non conoscevo proprio nessuno … alla fine trovai un posto per
passare la notte. Il giorno dopo mi misi immediatamente alla ricerca di un
lavoro e di una scuola. I giorni passavano e la mia preoccupazione cresceva
perché non trovavo lavoro e i soldi che avevo se ne stavano andando
velocemente. Mi ritrovai in una cappella in centro a Londra e decisi di
entrarvi a pregare. Ero molto triste e mi sentivo sola. Mi inginocchiai ed
iniziai a pregare Dio. Non sono mai stata il tipo di Cristiana che pregava Gesù
(pace su di lui). Pregai solo Dio e Gli chiesi di aiutarmi. Mentre pregavo il
Signore piangendo, un sacerdote uscì e, sorpreso di vedere una ragazza che
pregava e piangeva, venne a chiedermi se andava tutto bene. Mi disse di avere
pazienza perché Dio ricompensa i pazienti. Mi sentii meglio e me ne andai; la
mia preghiera di quel giorno sarebbe stata esaudita un anno e mezzo dopo.
A questo punto
fui sfrattata dal posto in cui abitavo perché non potevo più pagare l’affitto.
Così dovetti fare i bagagli e mettermi in cerca di una nuova sistemazione. Più
tardi quella sera incontrai alcune ragazze italiane. Mi invitarono a stare da
loro in un ostello della gioventù. Era un ostello gestito da suore ed erano
ammesse solo ragazze. In questo “convento”, cominciai una nuova vita. Non sono
mai stata una persona timida, infatti ero sempre l’anima della festa; ma
quell’anno avrei ricevuto una sorpresa che avrebbe cambiato la mia vita per
sempre!
Per cominciare,
trovai un lavoro, il che significava potermi permettere la retta della scuola
di Inglese. Al lavoro conobbi alcuni Musulmani, persone molto gentili che
trascorrevano ore parlando di Dio. Facevo loro domande sull’Islam e sul Corano.
A volte mi arrabbiavo perché dicevano che Gesù (pace su di lui) non era Dio, e
rispondevo: “Cosa?! Ma come puoi dire così?”. Passavo del tempo specialmente in
compagnia di un ragazzo. Trascorrevamo pomeriggi interi in Hyde Park (un parco
molto grande nel centro di Londra), parlando dell’Islam. Comprai persino una
Bibbia e difendevo la mia religione. Lui si portava il suo Corano per provare
le sue affermazioni.
Lo stesso ragazzo
mi presentò alla sua famiglia e sua cognata mi parlò dell’Islam. Anche lei era
una convertita e mi mostrò alcune sue fotografie di quando era Sikh. Anche lei
era l’anima della festa. “Questa sono io adesso” - pensai – la ammiravo perché
aveva avuto il coraggio di cambiare la sua vita e la sua situazione in meglio.
Era pura, rinata. Sentii che avevo bisogno di fare qualcosa.
Così me ne andai.
Mi aveva detto molte cose che mi avevano toccato il cuore. Ero paziente e
credevo in Dio. Mentre camminavo verso casa quel giorno, sentii una chiamata:
era l’Adhaan (la chiamata alla preghiera) che mi risuonava nelle orecchie. Non
avevo mai saputo della sua esistenza, né avevo mai sentito un suono così bello
e melodioso. Allah mi stava chiamando al successo! (una delle frasi dell’Adhaan
è “Vieni alla preghiera! Vieni verso il successo!”, al tempo non lo sapevo).
Così accettai la
Sua chiamata – l’invito di Dio – e una settimana dopo feci la mia Shahaadah (il
giuramento che non vi è altro Dio all’infuori di Allah e che Muhammad – pace e
benedizioni su di lui – è il servo e l’ultimo Messaggero di Allah).
[Shahaadah: dopo
aver pronunciato le parole della professione di fede con piena convinzione, si
diventa musulmani, cioè servi sottomessi a Dio].
La mia
invocazione quel giorno in quella cappella era: “Oh Allah, se davvero mi ami,
guidami a ciò che è giusto. Amin.” Allah mi ha guidata perché mi ama, ma ci è
voluto più di un anno di pazienza da parte mia per accettare l’Islam come mio
modo di vivere, la stessa “pazienza” (sabr in Arabo) di cui quel
sacerdote parlava quel giorno nella cappella. La mia vita è completamente
cambiata.
Andavo in
discoteca e bevevo. Fumavo e prendevo droghe. Non c’era mai una festa in città
a cui non partecipassi. La mia vita era molto triste; piena di amici, eppure
solitaria. Allah mi ama: lo so con certezza perché mi ha salvata
da quella vita! Mi ha salvata da una vita di tristezza, solitudine e
infelicità! Più che benedetta, mi sento ONORATA che Allah abbia scelto me.
Avrebbe potuto lasciarmi nella disperazione. Ero persa nell’oscurità. Chi mi
conosceva da prima, ora mi guarda con rispetto. Ero l’anima della festa e ora
la mia anima la curo e la nutro.
E che Allah guidi
anche la mia famiglia. Amin.
Autore: seguitemi
su Twitter a @AyeshaLucarelli
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